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Lo yoga come mezzo di trasformazione consapevole (seconda parte)

Il primo obiettivo di un Ricercatore è realizzare la Coscienza di sé; per questo è di fondamentale importanza prendere consapevolezza di cosa “non siamo”.

Rendersi conto di essere identificati in tutta una serie di emozioni, pensieri e comportamenti è il passo necessario per potersene pian piano liberare.

 Questo processo può essere paragonato al divenire consapevoli che per tutta la vita abbiamo indossato delle maschere e dei “costumi”, e ce ne siamo identificati, fino a perdere di vista il nostro vero “sé”.

Lo Yoga, come viene insegnato in una buona scuola di Ricerca Interiore, unitamente ad altri metodi per la realizzazione di sé, porta a liberarsi dalle identificazioni.

Sembra proprio che la cosa più difficile sia essere naturalmente sé stessi.
Nella tradizione buddhista vi è un detto che dice: “Se incontri il Buddha uccidilo”. Nessuna mancanza di rispetto per quel Grande Essere, per carità, il significato di questo detto è: “Liberati dalle identificazioni, anche da quella con il Buddha”.

Sembra proprio che l’essere umano sia alla continua ricerca di una identità, forse da questo deriva il grande influsso che hanno sulle masse i “modelli” con una forte impronta personale. Non sono poche le persone che si immedesima con un divo del cinema o della musica, della politica, della religione, della letteratura, ecc.
Probabilmente si spera così di sfuggire ad un “vuoto” interiore, colmandolo con atteggiamenti che ci appaiono vincenti, peccato che non sono nostri, ma solo una caricatura dell’originale.

ANCHE NEL MONDO DELLO YOGA ESISTONO LE IDENTIFICAZIONI

Pare che la tendenza ad imitare sia talmente radicata in noi che, persino quando si percorre una Via di Liberazione, si è facilmente portati ad imitare modelli superiori: un bravo discepolo, un maestro o, perché no, una divinità. Ci aggrappiamo a tutto, fuorché a noi stessi.
Bisognerebbe invece prendere coscienza di questi meccanismi e avere il coraggio di attraversare quella zona di vuoto apparente che ci separa tra una condizione identificata con vecchi modelli, e lo stato naturale del nostro vero sé. Perché è proprio in quella condizione di vuoto che si ha modo di spogliarsi di tutto e rimanere finalmente, e semplicemente, se stessi.
L’IMMOBILITA’ NELLO YOGA

Anche a questo serve l’immobilità nelle posizioni Yoga. Rimanendo perfettamente immobile, in una Asana, il praticante smette di fluttuare da una identificazione all’altra e si immedesima nel simbolo che l’Asana rappresenta, vivendone i princìpi, le qualità, i punti di forza.

Certamente è ancora una identificazione, ma è un significativo cambio di “identificazione” che porta l’allievo dal girare come una trottola identificandosi in una miriade di maschere, a fermarsi su un modello, un Archètipo, un simbolo antico quanto il mondo, che può essere il triangolo, il cobra, il leone, ecc.
Da lì sarà poi più facile fare il “gran balzo” nel vuoto, oltre il quale l’adepto potrà trovare il suo “vero volto”.

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