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Il Prana

Prima di parlare del Pranayama è indispensabile dedicare un po’ d’attenzione al Prana perché Pranayama, appunto, è l’arte e la scienza di controllo e distribuzione del Prana nel corpo.
Col termine Prana si designa l’energia, la forza, lo spirito vitale. Esso è una energia sottile, diciamo bio-elettrica, che penetra e vivifica tanto le minuscole creature che i pianeti e, addirittura, l’intero Universo. Dove c’è Prana c’è vita poiché Prana è vita.

Nelle Upanishad, antichi testi vedici, Prana è equiparato all’Io reale, ed è il principio della coscienza e della vita.

Il Prana è dunque vita, energia, ogni tipo di energia; nell’essere umano si manifesta come energia fisica, intellettuale, emozionale, sessuale, spirituale. A livello extra-umano, se così si può dire, si manifesta come elettricità, magnetismo, gravità, fenomeni naturali come i fulmini, luce solare, ecc.

IL PRANA NEL CORPO UMANO

L’essere umano assorbe Prana dall’aria, dal cibo, dai raggi solari, dalle impressioni.
Un importante veicolo di Prana (anche se non il solo) è dunque l’aria.
In verità il corpo umano assorbe Prana in un secondo momento, prima lo assorbe il Pranamaya kosha, il Corpo Eterico, il corpo sottile che è la matrice, la base di quello fisico; il corpo umano è formato e vivificato dal corpo eterico. Ogni scompenso di Prana nel corpo eterico si ripercuote sulle funzioni fisiche.

Il Prana è strettamente connesso a tutte le funzioni vitali dell’essere umano, questo collegamento è veicolato soprattutto dal respiro (in sanscrito Vaju), per questo il respiro è così importante nello Yoga, o in altre discipline orientali.

Col giusto apporto di Prana, la struttura psicofisica umana funziona correttamente, dove vi è uno squilibrio: fisico, emotivo, psichico vi è anche uno squilibrio nel respiro e nella corretta circolazione di Prana.

PRANA E CHITTA

Col termine Chitta (si legge citta) viene designata la sostanza mentale, ove dimora la pura coscienza. L’associazione Prana-Chitta è molto importante; secondo autorevoli testi dove vi è Prana vi è Chitta, e viceversa.
Le funzioni di Chitta sono: conoscenza concreta, memoria, pensiero astratto, concezioni errate e sonno.
Poiché in Chitta si condensa il pensiero individuale, coi suoi desideri, le sue paure, le sue visioni distorte della vita e il suo continuo affermare e negare, di conseguenza la coscienza è sempre disturbata da mille fattori e non trova mai pace. A questo proposito è bene ricordare che la mente è sospinta da due forze: il Prana e i Vasana (desideri).

Quando sono i desideri incontrollati a prevalere, allora la mente sarà instabile e ingovernabile, perché sempre “tirata” dalla forza di mille desideri. Un modo diretto ed efficace per calmare la mente è stabilizzarla attraverso il controllo del Prana.
A questo serve il Pranayama, a riportare pace nella mente e predisporla alla calma concentrazione, preludio della Meditazione.

 

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