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Il Karma (terza parte)

Non si può parlare di Karma senza parlare di reincarnazione perché, il più delle volte, gli effetti del Karma si manifestano in vite successive.

Naturalmente sono pochissime le persone che possono testimoniare l’effettiva eternità di una parte più profonda di se stessi, quindi è indispensabile, quando si parla di reincarnazione mettere in campo il proprio intuito, una buona dose di studio delle antiche scritture (di tutte le tradizioni) e un pizzico di fede; altrimenti tutte le vie spirituali o di Ricerca Interiore che senso avrebbero?

Non si può credere che questa sia la sola esistenza a nostra disposizione, non sarebbe possibile spiegare, in questo caso, le numerose differenze che vi sono da un individuo all’altro.

Perché qualcuno nasce ricco ed un altro povero? Oppure perché qualcuno nasce sano e forte ed un altro già con grave handicap?

Queste, e numerose altre differenze di sorte tra gli individui, possono avere una sola spiegazione: il Karma. Tutte le azioni che compiamo in questa vita determinano un certo carattere, quel carattere, nella prossima vita, diverrà come un nucleo magnetico che attirerà a noi una “dimensione” corrispondente, avendo una predisposizione a certi tipi di desideri, appetiti, tendenze, ecc.
Naturalmente non è così semplice ciò che avviene veramente, né si può spiegarlo in poche parole, ma il senso generale è questo. Si può dire che ognuno attira a sé un certo tipo di eventi, proprio come una calamita.

Se vogliamo fare un paragone è come quando un animale emana degli odori particolari per attirare la femmina; allo stesso modo, ognuno di noi “emana” qualcosa di particolare che attira le persone e gli eventi corrispondenti.

LA CONOSCENZA DELLA REINCARNAZIONE E DEL KARMA NON E’ NUOVA, NE’ APPARTIENE SOLO ALL’ORIENTE.

Anche nei Vangeli sono rimaste tracce che dimostrano come la reincarnazione fosse un fatto accettato anche in occidente. Quando Gesù guariva i malati (tali sin dalla nascita) spesso, dopo averli guariti, li congedava dicendo loro : ”Va’ e non peccare più”. L’interrogativo che sorge spontaneo è: “Quando avrebbe dovuto peccare quell’uomo se è cieco o storpio sin dalla nascita?”. Non vi è che una sola risposta: “Nella vita precedente”.

Tuttavia, come abbiamo avuto modo di dire, la Legge del Karma non serve a punire, ma a far prendere coscienza che non è corretto commettere certe azioni.

Ad esempio, se io in questa vita torturo o faccio soffrire delle persone col fuoco, in un prossimo futuro sperimenterò di persona cosa si prova a soffrire col fuoco; una volta imparata la lezione la cosiddetta punizione, cessa di operare perché ha assolto il suo compito: mi ha fatto comprendere che ho commesso un’azione sbagliata.
Quindi attraverso il Karma si cresce, si apre gli occhi e si rettifica continuamente il nostro modo di rapportarci agli altri e alla vita.
ANCHE LA NON  AZIONE GENERA KARMA

Può sembrare strano a dirsi, ma anche quando ci si astiene dall’agire si genera Karma: in primo luogo perché si continua comunque a pensare e desiderare, poi perché non agendo potremmo rinunciare alla giusta azione, cioè a quella più appropriata per noi in quel memento storico.

La scienza del Karma è comunque molto complessa, per approfondirla si potrebbe leggere: la Bhagavad gita, il Trattato del Fuoco cosmico, gli Aforismi dello Yoga.

Nella Bhagavad gita, Sri Krishna, spiega che vi sono cinque fattori collegati all’azione:
1) l’agente;
2) la volontà di agire;
3) le parti del corpo che si usano, come le mani, la lingua, ecc;
4) l’uso che si fa di questi strumenti d’azione;
5) gli influssi del passato.

Quindi, l’opera che una persona compie con le mani, la lingua, col pensiero, ecc. avrà degli effetti sia nel presente, con una reazione immediata, che nel futuro (Karma).

Si dice che non vi sia altro modo, per liberarsi dal Karma, che quello di liberarsi dell’ego illusorio. Solo quando le proprie azioni non sono più dettate dall’egoismo, ma volte unicamente al bene del Tutto che vive, solo allora non si genererà più Karma.

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