Sono molte le forme di Yoga che si sono succedute. Col tempo alcune sono andate perdute, sepolte sotto la sabbia dei cambiamenti storici.
Altre sembra siano arrivate sino a noi, uomini del terzo millennio dopo Cristo. Ma quante di queste forme di Yoga hanno conservato la loro virginale purezza? A chi sono indirizzate e perché sono così differenti fra loro?
L’essere umano ha ricevuto nei millenni diversi metodi di Yoga. Anche se il termine Yoga è prettamente di matrice indiana. Esso tuttavia è esistito, prima e dopo la diffusione indiana anche in altre parti del pianeta, sotto forme e nomi differenti.
Esiste un sistema per evitare la malattia? Ciò che per noi sembra incredibile non lo è per l’ayurveda, che promuove uno stile di vita qualitativamente più alto rispetto agli standard occidentali.
La scienza della longevità contiene al suo interno anche una branca , il Rasayana, che si occupa del ringiovanimento.
L’Universo è in costante trasformazione, Tutto, ma proprio tutto, si trasforma continuamente in qualcos’altro, dal più piccolo atomo alle galassie.
Quindi non vi è nulla che abbia una natura propria, immutabile. Inoltre tutto influenza tutto il resto: il Sole influenza il nostro pianeta, e le azioni di un ricco industriale occidentale influenzano la vita di milioni di persone dall’altra parte del pianeta.
Non bisogna pensare al Samsara come a qualcosa di mistico, frutto di credenze religiose. Esso ci riguarda tutti, concretamente, sia a livello Cosmico e Planetario, che in quello delle più minute azioni della nostra vita quotidiana.
Conoscere le Leggi Cosmiche, Planetarie e umane può aiutarci enormemente a vivere meglio il presente e a programmarci un buon futuro; perché il futuro è la diretta conseguenza di come viviamo il presente.
Il Samsara è il mondo dei fenomeni, l’Universo, esattamente quello in cui viviamo. I testi antichi di tutte le tradizioni affermano che la Creazione è nata da un pensiero del Divino, dalla sua Mente.
Quel pensiero conteneva in sé il germe di tutto ciò che è stato, che è e che sarà. Dopo aver concepito l’idea della Creazione, il Divino emanò un suono, il suono primordiale. Quel suono. condensandosi, si trasformò in Luce.
Uno degli aspetti più importanti del Tai chi consiste nell’imparare a rilassarsi; ciò non è così facile come può sembrare a prima vista. Il rilassamento è una vera arte che va studiata e praticata pazientemente e regolarmente, e i suoi benefici sono di incalcolabile valore, non solo per la pratica del Tai chi, ma anche per vivere al meglio la propria esistenza.
Anche se il Tai chi è una Via pratica, ciò nondimeno è di enorme aiuto conoscere un po’ di fondamenti teorici della Medicina Tradizionale Cinese. Meglio si comprendono le basi teoriche più si capisce il perché della pratica.
Poi, con la pratica, si sperimentano gli effetti positivi.
Immaginate di leggere una favola. Sì, proprio una favola con il tradizionale incipit “C’era una volta…” Pensate ad un principe, figlio di un re giusto e amato dai suoi sudditi. Il suo nome era Siddharta. Il regno sul quale avrebbe governato sorgeva nel Nepal, a sud dell’Himalaya.
Fin dalla tenera età questo principe mostrò doti eccezionali, audacia e bontà di cuore. Suo padre, il re Suddhodana, pregustava per il figlio lunghi anni di ricchezza e prosperità. Siddharta imparò ben presto l’arte della meditazione, e spesso si ritirava per molto tempo in solitudine a meditare.
Si può paragonare la circolazione nel nostro corpo del Chi, l’energia vitale, alla circolazione dell’acqua sul pianeta. Come sul pianeta vi sono fiumi in superficie, fiumi sotterranei e oceani, anche nel nostro corpo vi è qualcosa di simile.
Per un ricercatore alle prime armi non vi è canto più dolce, e più pericoloso, di quello delle Sirene che lo invitano a fermarsi per riposare.
Se egli non starà più che attento scivolerà pian piano in un dolce sonno, e casomai sognerà di essere seduto su un cuscino a “meditare”, sprofondato in chissà quali dolci visioni fantastiche.
Forse il meditante si risveglierà anni dopo e si chiederà cosa diavolo ha fatto in tutto quel tempo.
Forse, al suo risveglio, il meditante troverà seduto al suo capezzale Morpheus, che gli dirà: “Benvenuto nel mondo reale”, forse, se sarà fortunato; altrimenti continuerà a sognare pensando di essere sveglio.
Il meditante deve avere la stoffa del ricercatore. Essere in meditazione vuol dire essere attenti, presenti, ed avere un’attitudine da Sherlock Holmes. Egli vuole capire, vedere, toccare, conoscere tutto a trecentosessanta gradi.
Chi è dedito alla Meditazione, pur ricercando stati trascendenti la realtà ordinaria, è comunque costretto a fare i conti con la realtà che lo circonda perché qui, in questo mondo fenomenico, la Realtà Una si manifesta attraverso innumerevoli esseri e innumerevoli forme; perciò si può dire che non vi è altra realtà che il qui e ora.
La coscienza non risvegliata, è identificata con i fenomeni che la circondano (il Samsara), questo la porta a credere di essere un corpo di una certa età, con un suo nome, sesso, parentela, nazionalità, religione, status sociale, ecc.
Dalla identificazione con il corpo e col nome nasce il senso di appartenere esclusivamente a una certa realtà sociale e ad un certo periodo storico, e quasi mai ci si interroga su chi siamo realmente, oltre il breve segmento di questa vita.
Sembra non ci siano più limiti a ciò che la vita può offrirci, come se si fosse rovesciata la cornucopia della dea della fortuna; l’abbondanza pare non avere più limiti, almeno in Occidente.
I frigoriferi sono stracolmi, come anche i palinsesti televisivi; per non parlare della rete di internet, che può far arrivare in casa nostra ogni sorta di “realtà” diverse.
Non c’è che dire, viviamo proprio in un’epoca di abbondanza; ma le “creazioni” sono tali e tante che si sono trasformate in un grande labirinto nel quale è facile perdersi.
Le persone nate dagli anni sessanta in poi, difficilmente possono capire la straordinaria abbondanza che stanno ricevendo; così come non possono comprendere il destabilizzante caos che è diventata la vita occidentale moderna.